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MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DELLA SCISSIONE DEI PAGAMENTI

Circolare dell'Agenzia delle Entrate

Con la Circolare n. 9/E del 7 maggio 2018, l'Agenzia delle Entrate ha fornito nuovi e importanti chiarimenti in merito allo split payment, il cui ambito soggettivo, dal 1° gennaio 2018 si è ulteriormente ampliato.

Come noto, l'art. 3 del decreto legge 148/2017, con riferimento alle operazioni per le quali viene emessa fattura dal 1° gennaio 2018 in poi, ha infatti, esteso il meccanismo alle operazioni effettuate nei confronti:

  • degli enti pubblici economici, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;
  • delle fondazioni partecipate da qualsiasi tipo di Pa per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%,
  • delle società controllate direttamente o indirettamente dagli enti sopra elencati e dalle società soggette allo split payment;
  • delle società partecipate per una quota non inferiore al 70% da amministrazioni pubbliche e da enti e società soggette alla scissione dei pagamenti.

Di seguito si illustrano le principali novità, analizzando in primis e nel dettaglio, le nuove categorie di soggetti interessati.

Le aziende speciali, le aziende pubbliche di servizi alla persona, gli enti pubblici economici

La circolare dell'Agenzia delle Entrate innanzitutto richiama la definizione di azienda speciale, quale ente diverso dal comune o dalla provincia da cui dipende funzionalmente (art. 114 del Testo Unico degli Enti Locali).

Tra le aziende speciali interessate dal meccanismo della scissione dei pagamenti figurano anche quelle costituite, ai sensi dell'art. 2, comma 2, della legge n. 580 del 1993, dalle Camere di commercio e che rappresentano organismi strumentali a cui è demandato il compito di realizzare le iniziative funzionali al perseguimento delle finalità istituzionali di una o più Camera di commercio. Sono inoltre, comprese nella definizione le aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP), operanti, principalmente, nell'ambito dei servizi sociali e socio-sanitari, che sono il risultato della trasformazione degli Istituti pubblici di assistenza e beneficenza (IPAB), così come stabilito dall'art. 10 della legge n. 328 del 2000 e dal successivo decreto attuativo d.lgs. n. 207 del 2001.

Interessati dalla disciplina dello split payment sono anche gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali ovvero quegli enti che operano nel campo della produzione e dello scambio di beni e servizi, svolgendo attività prevalentemente o esclusivamente economiche e che possiedono un elevato grado di autonomia amministrativa, finanziaria, patrimoniale.

Tali enti, precisa la circolare, sono destinatari del meccanismo della scissione dei pagamenti, ma non della disciplina sulla fatturazione elettronica obbligatoria.

Le fondazioni

La norma comprende nell'ambito soggettivo dello split payment le fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70 per cento.

La circolare chiarisce che per il calcolo del suddetto 70 per cento occorre fare riferimento al solo fondo di dotazione, così come determinato dall'atto di costituzione della fondazione stessa, anche al fine di stabilire la natura dei conferimenti al patrimonio dell'ente e valutare se siano riconducibili al fondo di dotazione o al fondo di gestione.

Inoltre viene chiarito che anche le fondazioni soggette al controllo di soggetti pubblici, attraverso la nomina degli organi di gestione della fondazione stessa, rientrino, sulla base di un'interpretazione coerente con lo spirito e la ratio della disciplina dello split payment, nel meccanismo della scissione dei pagamenti. Tra le fondazioni soggette alla disciplina dello split payment, la circolare menziona, ad esempio, le fondazioni degli Ordini professionali.

Le società

Come anticipato in premessa, per effetto delle modifiche apportate dall'art. 3, comma 1, del D.L. n. 148 del 2017, l'elenco delle società soggette alla disciplina dello split payment, ai sensi del comma 1-bis dell'art. 17-ter del D.P.R. n. 633 del 1972, è il seguente:

a) società controllate, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, n. 2), del codice civile, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dai Ministeri;

b) società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, da amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 o da enti e società di cui alle lettere 0a), 0b), a) e c);

c) società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70 per cento, da amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 o da enti e società di cui alle lettere 0a), 0b), a) e b);

d) società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana identificate agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto; con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al comma 1 può essere individuato un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario.

In merito al punto a) - società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dai Ministeri - il controllo è da intendersi sia di fatto che di diritto.

Con riferimento alla lettera c) - società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70 per cento, da amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 o da enti e società di cui alle lettere 0a), 0b), a) e b) dell'articolo 17-ter, comma 1 bis - viene precisato che la norma contempla il caso in cui la partecipazione, pari o superiore al 70 per cento, è posseduta da più soggetti, ciascuno intestatario di una quota (anche minoritaria), che complessivamente raggiungono la percentuale citata del 70 per cento.

Secondo l'Amministrazione finanziaria, la circostanza che la società sia partecipata, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70 per cento, porta a ricondurla automaticamente nell'ambito applicativo della disciplina dello split payment.

La nuova formulazione dell'art. 17-ter, comma 1 bis, lett. d), prevede, infine, che sono assoggettate alla disciplina dello split le società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana, che sono identificate agli effetti dell'IVA.

La modifica normativa ha inteso precisare che sono soggette alla disciplina della scissione dei pagamenti le società quotate che sono stabilite o identificate ai fini IVA in Italia, restando, invece, escluse tutte quelle società che, non essendo stabilite o identificate in Italia, non posseggono partita Iva in Italia.

Elenchi pubblicati dal Dipartimento delle Finanze

Il documento di prassi pubblicato il 7 maggio scorso ricorda che, per facilitare l'individuazione dei nuovi soggetti rientranti nel regime dello split payment, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha pubblicato sul proprio sito internet, il 19 dicembre 2017, con effetto a partire dal 1° gennaio 2018, gli elenchi che permettono ai soggetti passivi Iva di verificare le informazioni relative ai cessionari/committenti e stabilire se applicare la scissione dei pagamenti.

Come precisato dal Mef col comunicato del 7 febbraio 2018, richiamando la circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 27/E del 2017 (di cui alla nostra nota informativa n. 347 dell'8 novembre 2017), a tali elenchi è attribuita efficacia costitutiva.

Pertanto, secondo i chiarimenti forniti dalla circolare, la disciplina dello split payment ha effetto dalla data di effettiva inclusione del soggetto nell'elenco e della pubblicazione dell'elenco sul sito del Dipartimento delle Finanze. Fino a quando il soggetto interessato non risulterà inserito nell'elenco aggiornato, il medesimo soggetto non potrà considerarsi riconducibile nell'ambito soggettivo della disciplina della scissione dei pagamenti.

In particolare l'Agenzia spiega che, la disciplina della scissione dei pagamenti deve ritenersi applicabile ovvero non più applicabile solo dalla data di aggiornamento dell'elenco da parte del Dipartimento delle Finanze. Ciò, in considerazione dell'esigenza di tutelare i soggetti che abbiano fatto affidamento sugli elenchi pubblicati. Conseguentemente, deve ritenersi corretto il comportamento del contribuente che, nelle more di aggiornamento dell'elenco, si sia comportato coerentemente agli elenchi medesimi.

Nell'ipotesi diversa in cui il contribuente, nelle more dell'aggiornamento dell'elenco, si sia, comunque, comportato come un soggetto riconducibile nell'ambito soggettivo della scissione dei pagamenti e, pertanto, l'imposta relativa agli acquisti sia stata assolta, ancorché in modo irregolare, secondo le modalità dello split payment, l'Agenzia precisa che non sia necessario "regolarizzare" i comportamenti posti in essere antecedentemente a tale inclusione.

Individuazione delle Pubbliche Amministrazioni

La circolare 9/E, ricorda che l'Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), reperibile all'indirizzo http://indicepa.gov.it/documentale/ricerca.php, permette ai fornitori di verificare i riferimenti degli enti pubblici ai quali devono emettere fattura con il meccanismo della scissione dei pagamenti. L'inserimento nell'Indice, seppur obbligatorio per i soggetti destinatari della fatturazione elettronica, dipende da una loro iniziativa. Pertanto, nei casi in cui la Pa acquirente soggetta alla scissione dei pagamenti non abbia richiesto di essere accreditata nell'Ipa, è possibile fornire, a richiesta dei cedenti o prestatori, un documento attestante la loro riconducibilità al novero dei soggetti per i quali si applica la scissione.

Società fiduciarie

Nel caso di società, le cui quote sono intestate a una società fiduciaria, la circolare chiarisce che la valutazione circa l'applicazione della disciplina della scissione dei pagamenti deve essere effettuata con riferimento alla natura del soggetto a cui fanno capo le quote. Infatti, nonostante la società fiduciaria rivesta, formalmente, la qualifica di proprietaria delle quote azionarie di cui è intestataria, l'effettivo titolare delle quote in questione è pur sempre il cliente fiduciante. Pertanto, andrà verificato se questo soggetto rientri o meno nell'ambito di applicazione dello split payment.

Oneri CTU a carico di soggetti split payment

Nella circolare viene esplicitamente affrontata la fattispecie riguardante le modalità di liquidazione dei compensi e degli oneri accessori dovuti ai consulenti tecnici d'ufficio (Ctu), che operano su incarico e come ausiliari dell'autorità giudiziaria.

L'Agenzia, richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione, sottolinea che il compenso dei Ctu è posto a carico di tutte le parti in solido. Pertanto, la pubblica amministrazione, pur essendo riconducibile nell'ambito soggettivo di applicazione della scissione dei pagamenti, non effettua alcun pagamento del corrispettivo nei confronti del Ctu. Per tali ragioni è da escludere l'applicabilità della disciplina della scissione dei pagamenti.

Sanzioni

L'Agenzia precisa che eventuali comportamenti non corretti adottati dai contribuenti prima della pubblicazione dei chiarimenti forniti con la circolare in esame sulle novità introdotte dal 1° gennaio 2018, non saranno soggetti a sanzioni, purché non sia stato arrecato danno all'Erario con il mancato versamento dell'imposta dovuta.
 

10/05/18
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